Michael Jackson: come nasce una leggenda
“Billie Jean is not my lover
She's just a girl who claims that I am the one”
Con queste celebri parole si apre il ritornello
di “Billie Jean”, una delle canzoni più iconiche di Michael Jackson: il
cantautore e ballerino statunitense destinato a cambiare radicalmente il mondo
della musica pop.
Sono ormai passati più di quarant’ anni da
quando, il 30 Novembre 1982, Jackson stregò il mondo intero con il suo album
più famoso: “Thriller”, a cui appartengono l’omonima canzone, senza dubbio il
più grande successo del cantante, e anche la già nominata “Billie Jean”.
Si stima che Thriller abbia venduto circa
70-100 milioni di copie a livello mondiale, divenendo così l'album più acquistato
di sempre ma, oltre a questo, ricordiamo anche altre celebri melodie come
quelle di “Smooth Criminal”, “Bad” o “They don’ t care about us”
Ma come ha fatto Jackson a diventare un
pilastro della musica pop in un periodo storico già segnato da grandi nomi e
grandi talenti? Per rispondere a questa domanda, bisogna tenere conto del fatto
che, oltre alla sua voce inconfondibile, vi furono diversi fattori che lo
portarono al successo globale.
Primo fra tutti, senza dubbio il motivo più
evidente, era il suo incredibile senso del ritmo unito alla sua abilità di
ballerino: mosse come il “moonwalk”, il “toe stand” e l’ “anti-gravity lean”,
usate nelle sue clip e nelle sue esibizioni in pubblico, lo decretarono infatti
re del pop davanti agli occhi del mondo. Nonostante ciò non si può attribuire a
Jackson l’ideazione di alcuni passi che lui comunque, con il suo eccezionale
talento, rese iconici: per esempio il “moonwalk” era già molto
popolare negli anni 70’ tra i danzatori californiani, che utilizzavano da tempo
uno stile di movimento preciso e meccanizzato detto “popping”. Una delle
compagnie più conosciute in tal senso erano gli Electric Booglaoos e,
tra le loro mosse, c’erano anche passeggiate stilizzate come la “backslide”,
che si potrebbe considerare un primo prototipo della camminata di Jackson.
Un altro fattore che lo portò a restare impresso nella memoria collettiva fu senza dubbio la sua scelta di lavorare e rapportarsi con le figure giuste: primo fra tutti il suo produttore, Quincy Jones, che aveva già lavorato per Frank Sinatra e che portò il cantante al successo con “Thriller”, oppure lo stesso Paul McCartney, ex cantante dei Beatles, con cui Michael collaborò nel suo album d’ esordio come solista “Off the wall”, pubblicato nel 1979.
Infine possiamo prendere in considerazione un aspetto
non tanto legato alla sua professione di cantante e performer ma più alla sua
figura in quanto personaggio pubblico; Jackson infatti seppe mantenere intorno
a sé un alone di mistero in quanto incarnava tutto ciò che si può amare e
odiare della nostra umanità: il desiderio di ripristinare l’innocenza del mondo
e allo stesso tempo l’inclinazione oscura verso trasgressioni devianti.
Nonostante fosse un ipersensibile solitario, vittima di un’infanzia violenta,
le sue trasformazioni di fisionomia lo portarono ad essere al centro di un’ininterrotta
attenzione mediatica ma, nonostante ciò, riuscì comunque a rimanere un
personaggio talmente enigmatico che nessuno poteva sapere se ciò che i tabloid
dicevano era autentico o inventato.
Possiamo quindi affermare che il re indiscusso
della musica pop e delle videoclip conobbe la sua fortuna grazie ai suoi
molteplici talenti, alle grandi personalità che videro in lui una futura leggenda
ma anche grazie a quel fascino con cui ancora oggi viene ricordato: il grande
artista con un’anima dannata e con una vita fuori
dal comune ma anche oscura, senza dubbio in grado di suscitare l’attenzione del
grande pubblico per molti anni a venire.

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